MODIFICHE NEI CRITERI DI CALCOLO DELLA BASE OCCUPAZIONALE PER LA DETERMINAZIONE DEL NUMERO DEI SOGGETTI DISABILI DA ASSUMERE

Nella circolare numero 18/2012 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pubblicata in data 18.07.2012, figurano delle modifiche nell’ambito della disciplina in materia di collocamento disabili in riferimento alla Legge n. 68/1999.

Il Legislatore, modifica il primo periodo dell’art. 4 della stessa Legge che individua i criteri di computo della base occupazione ai fini della determinazione del numero dei soggetti disabili da assumere. In particolare l’art. 4, comma 27 lett. a), della L. n. 92/2012 stabilisce che “agli effetti della determinazione del numero di soggetti disabili da assumere, sono computati di norma tra i dipendenti tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato. Ai medesimi effetti, non sono computabili; i lavoratori occupati ai sensi della presente legge, i soci di cooperative di produzione e lavoro, i dirigenti, i lavoratori assunti con contratto di inserimento, i lavoratori occupati con contratto di somministrazione presso l utilizzatore, i lavoratori assunti per attività da svolgersi all’estero per la durata di tale attività, i soggetti impegnati in lavori socialmente utili assunti ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, i lavoratori a domicilio, i lavoratori che aderiscono al programma di emersione, ai sensi dell’articolo 1, comma 4-bis, della legge 18 ottobre 2001, n. 383, e successive modificazioni. Restano salve le ulteriori esclusioni previste dalle discipline di settore”.

Al riguardo scompaiono dunque, dal novero dei soggetti non computati nell’organico aziendale, i lavoratori “occupati (…) con contratto a tempo determinato di durata non superiore a nove mesi”.

Ne consegue anzitutto che. ai fini della individuazione della base occupazionale, i lavoratori a tempo determinato dovranno essere computati pro-quota (ad es. due lavoratori a tempo determinato impiegati anche contestualmente per 6 mesi a tempo pieno vanno calcolati come una sola unità).

Appare inoltre opportuno chiarire che, pur in assenza di una esplicita esclusione, è possibile richiamare quei principi giurisprudenziali relativi al computo del lavoratore a tempo determinato nell’ambito dell’organico aziendale ai diversi fini della individuazione della disciplina applicabile in caso di licenziamenti individuali. La giurisprudenza maggioritaria ritiene infatti che i lavoratori con contratto a termine vadano computati nel numero dei dipendenti qualora il loro inserimento sia indispensabile per la realizzazione del ciclo produttivo; sicché non andrebbero considerati i lavoratori assunti a tempo determinato per ragioni sostitutive.

Ciò premesso va altresì ricordato che risulta in discussione in Parlamento un emendamento alla L. n. 92/2012 che introduce l’esclusione dalla base di computo dei contratti a tempo determinato di durata sino a 6 mesi; si raccomanda pertanto il personale ispettivo di adottare la massima cautela nella verifica del rispetto degli obblighi di assunzione e nell’irrogazione di eventuali sanzioni in attesa della definizione del citato emendamento.

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